L'ondata di caldo eccezionale e la mancanza di precipitazioni stanno presentando un conto sempre più pesante all'agricoltura alessandrina, con il rischio di compromettere i raccolti estivi ed autunnali, con effetti anche sulla produzione di latte.
Una situazione di crescente emergenza con mais, soia, ortaggi, frutta, oliveti, vigneti e foraggi sottoposti a un forte stress idrico, mentre nelle stalle il caldo provoca un calo della produzione di latte fino al 20%. In alcune aree il mais si sta salvando solo grazie alle irrigazioni di soccorso. A tutto questo si aggiungono l'aumento dei costi per irrigazione ed energia e una crescente pressione sulle risorse idriche.
È l’allarme lanciato da Coldiretti Alessandria che evidenzia lo stato di emergenza per il forte calo delle rese produttive di tutti i raccolti agricoli. Le perdite vengono già stimate tra il 30 e il 40%, ma in assenza di precipitazioni potrebbero rapidamente raggiungere il 70-80%.
“Non c’è più tempo da perdere: non possiamo aspettare l’iter burocratico che segue alla richiesta dello stato di emergenza, vanno trovate soluzioni immediate”, ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco.
Per gli animali in stalla, in particolare le vacche da latte, il clima ideale è fra i 22 e i 24 gradi, oltre questo limite gli animali mangiano poco, bevono molto e producono meno latte. Per questo sono già scattate le contromisure anti afa nelle stalle dove gli abbeveratoi lavorano a pieno ritmo perché ogni singolo animale è arrivato a bere con le alte temperature di questi giorni fino a 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi meno caldi.
Nelle stalle sono entrati in funzione anche ventilatori e doccette refrigeranti per sopportare meglio la calura e i pasti vengono dati un po’ per volta per aiutare gli animali a nutrirsi al meglio senza appesantirsi. Al calo delle produzioni di latte si aggiungono, dunque, i maggiori consumi di energia e, naturalmente, di acqua che in questo momento sono costosi e carenti.
“E’ assurdo che ogni anno si ripresenti la stessa storia, non possiamo sempre rincorrere le emergenze, è indispensabile trovare soluzioni. Per questo, accanto a misure immediate per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione, appare evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo. Per fronteggiare la crisi idrica e un andamento climatico sempre più imprevedibile è fondamentale migliorare la capacità di stoccaggio dell’acqua e ridurre, parallelamente, la percentuale di dispersione per garantire l’approvvigionamento anche in periodi di forte stress idrico”, ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Elio Gasco.
Inoltre, serve adottare una strategia che, oltre alla realizzazione di nuovi invasi, comprenda la manutenzione dei corsi d’acqua e una più efficiente distribuzione delle risorse idriche. Solo così sarà possibile affrontare le sfide del clima per raccogliere e conservare le acque piovane durante tutto l'anno, aumentando la disponibilità della risorsa idrica nei periodi di siccità e contribuendo al tempo stesso a mitigare gli effetti degli eventi meteorologici estremi.
In Italia piove molto: 300 miliardi di litri d’acqua che però si disperdono. Se ne capta solo l’11%, contro più del 35% dei partner europei. E allora perché la richiesta di Coldiretti di creare invasi è in stand by dal 2017? “Si avverte una spinta soffusa verso le grandi opere. Ma chi apre il rubinetto e non trova acqua, chi vede i raccolti compromessi o è costretto a rinunciare al proprio patrimonio zootecnico chiede risposte oggi, non tra decenni. L’agricoltura ha bisogno di acqua, un settore che crea ricchezza e occupazione e che svolge un’azione di tutela dei territori. E allora cosa fare? Dobbiamo avere – hanno concluso il Presidente MauroBianco e il Direttore Elio Gasco – la capacità di indignarci e di cambiare le storture. Con azioni a 360 gradi. Per superare i ritardi di progetti strategici e garantire la riserva di una risorsa indispensabile, come quella idrica”.
