23 Marzo 2020
FREDDO, GELO E VENTO: DOPO FALSA PRIMAVERA È ALLERTA PER PRIMIZIE, VERDURE E ORTAGGI

L’area depressionaria dall’Europa nord-orientale che ha portato un rilevante calo termico e venti forti preoccupa le campagne dove il repentino abbassamento della colonnina di mercurio potrebbe mettere a rischio i raccolti.

In pericolo per le gelate le primizie dell’orto arrivate in anticipo, dai carciofi agli asparagi, alle fragole, dalle fave alle zucchine ma anche le piante da frutto fiorite in anticipo.

Inoltre, è allarme anche per la produzione di miele: le api, infatti, sono state ingannate dal caldo e sono uscite dagli alveari per ricominciare il loro prezioso lavoro di bottinatura ed impollinazione. Ora, dopo una delle peggiori annate per la produzione di miele, il ritorno del freddo potrebbe farne morire una parte e gelare i fiori con conseguenze devastanti.

“Freddo e gelo mettono a rischio i raccolti di verdure e ortaggi. Dopo un inverno che si è classificato in Italia come il secondo più caldo dal 1800 a livello climatologico, facendo registrare una temperatura addirittura superiore di 2,03 gradi rispetto alla media di riferimento, l’arrivo della bassa pressione preoccupa fortemente – affermano il Presidente e il Direttore di Coldiretti Alessandria Mauro Bianco e Roberto Rampazzo - Il caldo fuori stagione dei mesi scorsi ha stravolto completamente i normali cicli colturali e accelerato il risveglio vegetativo delle produzioni con fioriture anticipate nei frutteti che ora rischiano di essere compromesse dal brusco abbassamento delle temperature con il taglio dei raccolti estivi”.

Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con costi per oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne.