16 Giugno 2026
RISO: È CRISI NERA, SERVONO AZIONI FORTI E INNOVATIVE. NESSUNO SI CHIAMI FUORI

Serve un cambio di passo oggettivo. E’ quanto afferma Coldiretti Alessandria che si unisce a l’allarme lanciato da Coldiretti Piemonte in questa delicata fase che sta vivendo il comparto risicolo, costretto già a sopportare costi di produzione alle stelle ed arrivi sempre maggiori di riso dall’estero.

Nel 2025 sono arrivati in Italia, infatti, oltre 300 milioni di chili di riso straniero, in aumento del 10% rispetto all’anno precedente e di cui l’80% arriva dall’Asia. Il 60% del riso che entra in Italia beneficia del dazio zero e dal 2009, grazie al regime EBA (“Everything But Arms”), le importazioni sono passate da 9 a oltre 50 milioni di chili, aggravando il dumping con pesticidi vietati e sfruttamento di lavoro minorile.

“Le imprese risicole stanno affrontando una fase di estrema difficoltà, con tutte le varietà, sia quelle da risotto sia quelle da esportazione, che vedono una forte diminuzione del prezzo, una situazione che rischia di compromettere la sostenibilità economica del settore e la continuità produttiva di una coltura strategica per l’agricoltura italiana e per i nostri territori. Serve una fotografia istantanea del comparto che tenga conto delle problematiche di oggi e non una retrospettiva economica sterile – ha affermato il Presidente Coldiretti Alessandria Mauro Bianco -. E’, quindi, necessario che tutti siano pronti a fare un cambio di passo per impostare nuove formule come i contratti di filiera a tutela del territorio e delle produzioni locali. I produttori risicoli non possono certo delocalizzare le loro imprese come, invece, possono fare e hanno fatto i grandi gruppi del settore, anche del nostro territorio. Per questo, serve ancor più una particolare attenzione per valorizzare la produzione locale”.

Vista l’importanza economica della risicoltura va messa in atto ogni misura di sostegno contro le importazioni selvagge che danneggiano il settore: a livello provinciale il riso Made in Alessandria conta circa 7.800 ettari, per totale di 531.383 quintali, concentrati nella zona del Casalese.

“A tutta questa situazione, si aggiunge il falso mito del basmati. Per questo Coldiretti è in contatto anche con le Associazioni dei consumatori affinché tutti vengano a conoscenza del fatto che il riso basmati non può essere prodotto in Italia per cui tutto quello che arriva sulle nostre tavole è certamente straniero, proveniente da Paesi quali Pakistan e India - ha aggiunto il Direttore Coldiretti Alessandria Elio Gasco -. Sarebbe opportuno introdurre delle alternative che sostengano la produzione Made in Italy: i nostri produttori sono disponibili a coltivare anche l’aromatico italiano che può benissimo sostituire quello straniero, dando maggiori garanzie ai consumatori –Siamo pronti a sederci ad un tavolo regionale per fornire gli strumenti necessari a trovare nuove formule che consentano alla risicoltura alessandrina e piemontese di attuare concrete progettualità”.

Ricordiamo, oltretutto, che anche a livello nazionale, Coldiretti ha inviato una lettera indirizzata al Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste per chiedere la convocazione urgente del Tavolo Nazionale della Filiera Risicola poiché l’Europa non è riuscita ad introdurre una clausola di salvaguardia automatica più efficace (revisione del regolamento SPG -Sistema di Preferenze Generalizzate), e perché manca stabilità di mercato con acquisti a singhiozzo che non consentono prezzi stabili e programmazione.

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